L’inurbanizzazione
dei cardellini.
Il fenomeno dell’inurbanizzazione degli animali selvatici è relativamente
antico, per quello che riguarda altre specie. Si cominciò con l’in
urbanizzazione dell’uomo, agli albori della storia, per sottrarsi ai predatori
e soddisfare la necessità di socializzazione.
Ma in un recente passato sono stati altri animali selvatici a sostenere questo
fenomeno, che se visto da occhio superficiale, non desta più di qualche
semplice curiosità, ma visto con una particolare attenzione è sempre causato da
disfunzioni naturali e quindi va guardato con preoccupazione.
Si è cominciato con grossi mammiferi, tipo la volpe e l’orso bruno, che per la
ricerca del cibo, che iniziava a scarseggiare nel loro habitat danneggiato
dall’inquinamento e la caccia sconsiderata.
Per finire ai gabbiani e ai colombi, che oramai costituiscono vere e proprie
colonie cittadine, con tutti i problemi e le conseguenze immaginabili.
Ma a noi, per nostra passione e c
ompetenza, interessa quello che ormai sta
avvenendo da alcuni anni al nostro amato fringillidi. Mi giungono notizie da
tutti i soci dispersi dal Nord al Sud dell’Italia, che è cosa comune per il
nostro cardellino nidificare al centro di alcune nostre inquinate e trafficate
città. La cosa non è che stupisce più di tanto per i piccoli centri a vocazione
agricola, soprattutto sulle coste del Sud e del centro Italia, dove da sempre
il cardellino, assuefattosi alla vista dell’uomo, nidificava nei parchi e
giardini pubblici. Ma oggi il fenomeno sta diventando consistente e
preoccupante.
Iniziamo ad analizzarne le cause, poi ne cercheremo di analizzare gli effetti.
Il cardellino in natura, nel suo habitat naturale, in boschi radi di macchia
mediterranea o boschi radi alle pendici collinari e montane, ha intersecato il
suo areale di nidificazione con uno dei predatori più temibili e astuti mai
esistiti sulla terra: la gazza ladra pica pica.
Oramai per il nostro canoro amico alato essa rappresenta il nemico naturale
principale ( a parte l’ homo capturator o paratore di rete per mestiere senza
scrupoli ne amore per la natura).
Per diversi anni la Gazza era stata cacciata in modo indiscriminato e portata
fino all’orlo dell’estinzione, da persone che non definisco cacciatori , ma
semplici sparatori, che la cacciavano per il solo scopo ludico ricreativo, dal
momento che la carne di questo uccello è quasi immangiabile. Ma poi come sempre
accade in Italia, si è passati da un eccesso all’altro, mettendola in prima
fila fra gli animali protetti. Questo fatto , associato ad un generale
depauperamento dei mammiferi, come la volpe e la lince, predatori naturali del
corvide, e della successiva diminuzione dei rapaci naturali; ha portato il
numero delle gazze ad un’ accrescimento rapido ed incontrollabile. La
riapertura della caccia a tale specie ed anzi l’incentivo all’uccisione con
metodo indolore, patrocinato da alcune regioni, come l’Emilia Romagna, rivolto
più alla tutela dell’agricoltura piuttosto che alle altre specie predate, fino
ad ora non hanno portato particolari benefici nella diminuzione del numero di
questa specie. Quindi, in questi anni, la necessità di ricerca di cibo per
l’aumentato numero delle coppie nidificanti di Gazza, hanno spostato l’areale
di nidificazione di questi pennuti, portandolo a coprire zone fino a qualche
anno fa da cui erano assenti. La gazza di solito nidificava su alberi di alto
fusto intorno ai 20 metri ed in zone molto boscose dove era più facile sfuggire
ai rapaci e ai felini predatori. Oggi la Pica pica colonizza quasi tutto il
territorio italiano, compreso le periferie delle città, dove la presenza di
discariche a cielo aperto, ne favoriscono il ritrovamento di cibo. Il
cardellino, non avendo mai ricevuta una massiccia predazione dalla gazza, per
difendere la propria sopravvivenza si è rifugiata in zone dove le gazze sono
meno presenti. I motivi per cui quasi tutti i nidi dei cardellini sono predati
dal corvide, sono di duplice natura. Uno è comportamentale, il cardellino canta
sempre sopra il proprio nido, per dimostrare al mondo la propria gioia,
difendere la femmina ed il territorio dai propri rivali e trasmettere le
proprie qualità canore alla prole. L’altro è oggettivo, il nido utilizzato
dalla specie è molto visibile, perche all’interno esso ama rivestirlo di
materale morbido e bianco, come la lana del pioppo e pelo animale ed è quindi
facilmente individuabile dai predatori.
Le motivazioni finora descritte hanno spinto molti cardellini a spostare il
loro areale di nidificazione al centro delle nostre città. Questi cardellini ,
anche se hanno a disposizione più insetti per nutrire i loro piccoli, mangiano
comunque erbe ed infiorescenze inquinate ed essendo a contatto con i rumori e
della “civiltà” risentono nelle condizioni generali di salute e nel comportamento.
Questi fenomeni e le differenze etologiche dei cardellini inurbatus, rispetto a
quelli nidificanti nel proprio habitat naturale, ne puo determinare l’insorgere
di modificazioni genetiche. Con l’amico Riccardo Albano, abbiamo notato che il
cardellino “inurbatus” canta sempre lontano dall’albero dove ha nidificato,
perché il predatore uomo in alcuni casi è piu diabolico della gazza. Questo
determina che i piccoli nelle uova non sono a contatto del canto del genitore
maestro, e quasi sicuramente saranno meno cantori dei loro simili nati in
“campagna”.
Il fatto preoccupante di questa situazione è il cambio comportamentale ed
alimentare che a lungo termine provoca dei cambiamenti genetici, come spesso si
è verificato nelle mutazioni diversificanti studiate in alcune popolazioni
naturali. Leggi la diversificazione avvenuta per le popolazioni di fringuelli
delle isole Galapagos, studiate dal naturalista Charles Darwin
Alla lunga potrebbero nascere delle popolazioni di cardellini, si più furbi e
scaltri, perfettamente adattati all’ambiente umano, ma anche privi del
melodioso canto che contraddistingue il fringuello del sole. Cari amici, queste
mie considerazioni non devono essere un dogma… ma un invito allo studio ed
all’osservazione da parte di tutti noi, per tramandare ai nostri figli quello
che il buon Dio ci ha donato e che fortunatamente i nostri predecessori nella
loro opera di distruzione ci hanno risparmiato.