Monitoraggio
della nidificazione dei cardellini nel territorio del parco Nazionale del
Vesuvio.
Domenica, 17 luglio 2005
Parco Nazionale del Vesuvio
Questa visita che rappresenta solo il prologo alle giornate di studio che la
nostra Associazione organizzerà per il prossimo anno è stata una pregevole
iniziativa di carattere ornitologico e naturalistico, che ha soddisfatto
appieno il nostro essere amanti della natura e ci ha appagati più di ogni altra
cosa con l’osservazione dei nidi dei nostri amati cardellini.
Nello Formisano
Portavoce dell’Aintac.
Un’esperienza unica di Mario Sannino
E’ quasi l’alba di una giornata che si annuncia torrida come clima, ma
frizzante nelle aspettative di questo monitoraggio, tanto voluto dal nostro CD
e tanto aspettato anche da un semplice socio neofita allevatore di cardellini
come me.
Mi lavo in fretta per essere puntuale all’appuntamento con gli altri componenti
la spedizione di studio. Torre del Greco, il mio paese, non è lontano dalla
sede dell’Associazione in S.Sebastiano al Vesuvio, ma non voglio fare tardi al
mio primo appuntamento con gli amici.
Infatti sono il primo ad arrivare sotto casa del segretario, ma non me ne
dispiace affatto e resto qui ad aspettare gustandomi le prime luci dell’alba ed
il canto di merli ed altri imprecisati cantori alati.
La temperatura è ancora fresca e vedo passare sulla mia testa qualche coppia di
verzellini seguita dai piccoli e ahimé anche qualche famigerata gazza ladra.
Ad uno ad uno ecco arrivare i compagni d’avventura, Antonio Puzone, il
presidente, che viene direttamente dal lavoro, senza aver dormito affatto (
penso tra me e me è davvero un grande appassionato per fare questi sacrifici),
poi l’amico Onofrio Giaquinto, poi Nello Formisano ed infine il ritardatario:
il segretario Salvatore Condemi.
Nello ci informa che la squadra è al completo, perché gli altri hanno dato chi
per un motivo chi per un altro, forfait. Andiamo subito a fare un’abbondante
colazione per metterci in forza per l’escursione che certamente non si annuncia
facile sulle impervie rocce laviche del Vesuvio.
Un rapido scambio di opinioni e alla fine si decide fra i vari itinerari
previsti di affrontare le lingue di lava, due coste rocciose formatesi durante
l’ultima eruzione vulcanica che ha distrutto il paese di S.Sebastiano nel 1944.
Secondo Nello, che è pratico di queste zone, nelle piante pioniere che hanno
iniziato ad aggredire le colate magmatiche, si potrebbero facilmente incontrare
i nidi di cardellino, che hanno a disposizione oltre alle abbondanti sementi
selvatiche, ed un’infinità di cardo selvatico, le infiorescenze di varie erbe,
fra cui la ginestra e la rucola selvatica, e quindi un’abbondanza di insettini
per alimentare la prole, e anche le fonti di acqua rappresentate dalle vasche
che riempiono i contadini per innaffiare i pomodori, che sono quasi al periodo
di raccolta.
Saliamo con la macchina del presidente fino al termine della strada Panoramica
che si inerpica verso le lingue di lava, poi continuiamo a piedi.
Non oso raccontarvi la mia emozione a salire sulle falde di un vulcano che è
fra i più famosi del mondo, ma anche tra i più pericolosi. Qui a pochi
chilometri dalla terza città italiana per grandezza, Napoli, ci sono scorci di
paesaggio incontaminato e selvaggio, come le gole che portano ai valloni del
Monte Somma, ricche di piante di sottobosco, ma anche piante di alto fusto,
castagne e querce.
Il Presidente , tra noi, è certamente il più esperto e ci indica la strada ed i
sentieri per i probabili siti di nidificazione. Ci fermiamo in un’ampia radura
naturale formatasi dal crollo della colata lavica ed Antonio da sfoggio della
sua competenza e della sua passione nel leggere la natura: osserva
l’appollaiatoio di gufi,che riconosce da alcune penne ritrovate, e ci fa
osservare il loro territorio di caccia attraverso le piste di passaggio dei
conigli selvatici e lepri selvatiche (che riconosce dalle impronte e dagli
escrementi) ed alla fine ci spiega anche gli ultimi pasti degli stessi
attraverso lo studio dei boli digeriti dai rapaci. Ragazzi, meglio
dell’Università! Ah se i miei professori fossero così esaurienti! Lo proporrei
per una cattedra! Antonio si inerpica tra rocce e piante di olivella e quercia
ilex che stanno iniziando a colonizzare il fronte lavico, anche se la fa da
padrone non solo con la presenza ma anche con un profumo penetrante la famosa
ginestra di Leopardi. Intorno a noi è tutto un colore di contrasto tra il
giallo delle ginestre e l’antracite della lava. Ad un certo punto osserviamo una
lacerta viridis, che qui in queste inospitali rocce assume un colore nerastro
per meglio mimetizzarsi. Subito entra in gioco Nello, sfoggiando le sue
conoscenze apprese negli anni di studio scientifico presso l’Università di
Napoli Federico II, che subito ci descrive il rettile come sottospecie endemica
riconosciuta, insieme ad altri endemismi, che speriamo però di non incontrare,
tipo la vipera del vesuvio. Il tempo trascorre veloce tra le meraviglie della
natura e le lezioni naturalistiche degli amici Antonio e Nello. Ma appuriamo
che i cardellini non amano questa zona, troppo arida e troppo esposta ai
predatori naturali, per cui decidiamo di spostarci in un’altra zona poco
distante, più umida e rivolta verso il versante marino.
Durante la discesa, Antonio si ferma di botto e ci fa notare un nido di
cardellini su un pinetto marittimo ai lati della strada. Con mia grande
meraviglia, l’amico Onofrio come se fosse una cosa naturale si arrampica
sull’albero per ispezionarlo. Ma il nido appare vuoto, sicuramente gli ultimi
pullus della stagione riproduttiva si sono involati da pochi giorni, come si
evince dalle cacchette presenti ai lati del nido. Durante il ritorno alla
macchina incontriamo vari uccelli silvani, fra cui l’occhiocotto, lo strillozzo
ed in alto una bellissima coppia di poiane. Ogni tanto anche qualche cardellino
passa sulle nostre teste con il suo inconfondibile modo di volare…vi assicuro è
una vera emozione! La compagnia si sposta sull’altro versante del Vesuvio, sul
lato del mio paese, a confine fra Ercolano e Torre del Greco. Anche qui il
monitoraggio non ha gli esiti sperati, in quanto la stagione cove in natura in
questa zona volge ormai al termine, però l’esperienza è appagante e passare una
giornata nella natura ad osservare le bellezze che il buon Dio ci ha donato mi
ricarica di un anno intero di lavoro e di studio. Un ringraziamento agli amici
di avventura e al Presidente in particolare che mi ha dato la possibilità di
descrivervi queste mie emozioni. Arrivederci al prossimo monitoraggio, vi
assicuro che non mancherò!