“L’aviaria
in Italia non esiste” è l’affermazione introduttiva alla sua relazione
esternata dal professor Alessandro Fioretti.
C’è stata ultimamente una grande attenzione da parte dei mass-media dovuta ad
una relativa emergenza sanitaria riscontratasi nei Paesi del Sud-Est Asiatico,
dove la presenza del virus H5N1 ha causato diversi casi di contagio all’uomo.
Ma questo virus non era affatto sconosciuto all’uomo!
Tutto ha avuto inizio nel 1961 quando un virus influenzale denominato H5N1 è
risultato fatale negli allevamenti di polli, uccidendone a milioni. Ma per
lungo tempo la sigla H5N1 è stata rassicurante per gli infettivologi, essendo
la trasmissione agli uomini categoricamente esclusa. Il primo caso accertato di
contagio all’uomo si è verificato in America alla fine degli anni 50,
esattamente nel 1957, quando un contadino fu contagiato dallo schizzo del
sangue del pollo che stava macellando, il quale andandogli a finire nell’occhio
chi procurò una infezione oftalmica, che in seguito essendo malcurata, ne
provocò il decesso. L’ultimo caso in Europa risale al 1996 e riguarda il
contagio e la successiva morte di una signora scozzese. Nel maggio del 1997,
però, le cose sono cambiate quando in un ospedale di Hong Kong si registrò il
decesso di un bambino di tre anni colpito dallo stesso virus aviario H5N1.
Stessa diagnosi in rapida sequenza per una ragazzina di 13 anni e un uomo di
54, sempre a Hong Kong. Il virus ha mutato la sua patogenicità da bassa, quale
era fino ad allora, ad una patogenicità alta. Le ultime notizie, relative alla
seconda metà dello scorso anno provenienti dalla Cina, riguardanti vari casi di
contagio e successiva morte delle persone colpite, hanno fatto scattare
l’allarme “pandemia”.
Ma cosa è il virus H5N1? E cosa è la pandemia?
Sono le risposteci mi accingo a dare attraverso la visione di diapositive ed
immagini.
L’H5N1 è un virus influenzale di tipo A, quello che solitamente colpisce l’uomo
ma anche molte specie animali, ed è molto instabile a causa di meccanismi
evolutivi strategici. Il virus, infatti, subisce piccoli, ma continui
cambiamenti genici che gli permettono di eludere la risposta immunitaria
dell’ospite, e cambiamenti più ampi e improvvisi che portano a nuove
combinazioni e a nuovi stipiti virali che sfuggono, tra l’altro, al controllo
dei vaccini. Il responsabile dei recenti e passati casi è il sottotipo aviario
cioè che colpisce gli uccelli H5N1 (H e N sono proteine superficiali del virus
soggette a variazione) particolarmente patogeno e aggressivo, che trova un
"serbatoio" naturale nell’avifauna selvatica.
Ma come nasce un virus umano?
Nella maggior parte dei casi un virus proveniente dall’uomo ed uno proveniente
dagli uccelli ( soprattutto anatre) possono entrambi colpire il maiale ( che
fra gli animali è un recettore universale). Questi due virus nell’ospite maiale
si possono combinare e far così nascere un nuovo tipo di virus, molto più
aggressivo e capace di trasmettersi all’uomo con grande facilità.
Mi piace fare l’esempio di una stazione, dove entrano un Eurostar ed un
intercity, i quali ricombinando le carrozze, danno vita ad un nuovo tipo di
convoglio diverso dai due treni che lo hanno formato. Questo fenomeno di
ricombinazione genica del virus è accaduto per anni ed è stato il volano all’espansione
di tutti i tipi di influenze virali che si trasmettono sulla terra ogni anno.
Ma dove sta la novità di questo virus H5N1?
La novità scientifica, che però non corrisponde ad una emergenza sanitaria, sta
nel fatto che il virus si è trasmesso direttamente dagli uccelli all’uomo.
Questo che per il passato aveva rappresentato un evento molto raro è divenuto
in questi ultimi anni un fatto abbastanza consuetudinario.
I casi di contagio, sono però avvenuti in zone ad alta densità di popolazione,
in condizioni igienico molto scarse e caratterizzate da una notevole
promiscuità fra popolazione umana, polli e maiali.
Non a caso, la zona della Cina, conosciuta come regione del Guangdong, è tra le
aree del mondo a più alta densità di popolazione e, sicuramente, la zona di
origine di quasi tutte le malattie virali che hanno funestato l’umanità.
Secondo la dottoressa Juli Gerberding, direttricie del CDC di Atlanta negli USA
(massimo Ente di studio mondiale sulle emergenze sanitarie), un virus è
pericoloso quando soddisfa tre requisiti:
1) Avere sull’envelope proteine sconosciute al sistema immunitario umano.
2) Essere capace di causare malattia nell’uomo
3) Essere capace di trasmettersi da uomo ad uomo.
Fortunatamente, il nostr H5N1 soddisfa solo i primi due requisiti, in quanto ad
oggi è incapace di trasmettersi dauomo ad uomo, facendo venire meno il rischio
della temuta pandemia, cioè il salto di specie da uccello ad uomo e successiva
trasmissione interspecifica umana.
Da dove nasce, quindi, l’attenzione al virus H5N1 da parte della comunità
scientifica e degli organi di stampa?
Dalla recrudescenza dell’aggressività del virus negli ultimi tempi, che ha
infettato ad oggi circa 177 persone, provocando la morte della metà dei
contagiati.
Anche questa vision, però, è messa in discussione da parte di studiosi
indipendenti, i quali ritengono che i casi effettivi di contagio al virus siano
stati tantissimi e che se ne ha avuto notizia solo nei casi gravi. Su una
popolazione contagiata di diversi milioni, la mortalità di meno di cento
persone, rappresenterebbe una percentuale di meno dell’1% di mortalità.
Percentuale non dissimile da quelle delle normali influenze virali umane.
Tornando al nostro virus aviario, esso ha come serbatoio naturale gli anatidi e
raramente sono infettati dal virus altre specie di uccelli, mentre sembra che
ne siano immuni i colombi e gli uccelli domestici, tipo i nostri canarini.
Studi sulla sintomatologia e le conseguenze di una infezione di virus H5N1,
sono stati condotti dall’Università di Padova ed altri Atenei Italiani ed
Europei, sono stati condotti sugli allevamenti di tacchini.
In quanto questo animale è fortemente sensibile ai virus aviari ed in
particolare a questo.
Nell’allevamento francese, infettato dal virus, si è notato che all’inizio
l’H5N1 presentava una bassa patogenicità, favorendo una depressione degli
animali colpiti, ma senza grandi perdite.
Poi nell’arco di qualche giorno il virus ha mutato se stesso, divenendo molto
aggressivo e provocando la morte di quasi la totalità degli animali presenti
nell’allevamento.
Questo fatto, in se stesso drammatico, può rappresentare un’accadimento
positivo, in quanto il virus, nella sua evoluzione, ha imboccato un binario
sbagliato, che l’ha portato alla distruzione dell’ospite e quindi di se stesso.
Come si presenta la malattia nei volatili?
I sintomi del virus sono di tipo respiratorio, con ingrossamento dei seni,
raffreddore, difficoltà di respirazione (nei polli presenza di emorragie alle
zampe e creste nere dovute all bassa irrorazione del sangue). Talvolta a tali
sintomi si accompagnano ( come riscontrato nelle anatre) forme nervose di
torcicollo e forti congiuntiviti.
Il sistema per evitare il contagio negli allevamenti industriali di pollame si
è manifestato con l’assunzione di “requisiti strutturali di biosicurezza”, cioè
si è creata una barriera biologica fra gli animali di allevamento e quelli
selvatici, che in tale modo non possono venire a contatto e quindi trasmettersi
il virus.
Per quanto riguarda i nostri canarini, basta coprire le mangiatoie, in quanto
gli uccelli selvatici possono venire in contatto degli stessi, solo per la
ricerca del cibo.
Quindi evitare la visibilità delle mangiatoi, da solo, dovrebbe bastare ad
evitare il contatto.
Posso concludere alla fine di questa relazione ,che a tutt’oggi, l’influenza
aviaria in Italia non esiste.
Grazie!
Relazione riportata dalla libera interpretazione da Nello Formisano